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Benessere Individuale vs Benessere Collettivo?

Benessere Individuale vs Benessere Collettivo?

La nostra esistenza si svolge su due livelli, uno esteriore ed uno interiore.
Spesso ci troviamo a vivere interiormente ad un livello di consapevolezza avanzato, che mal si combina con quanto ci sta intorno: gli amici, la famiglia, i colleghi, l’ambiente di lavoro o i compagni di scuola, insomma il mondo che ci circonda.
Cercando nella storia di ognuno di noi, è facile ritrovare la difficoltà ad inserirsi nel contesto sociale, e la tendenza a formare gruppi ristretti in cui più facilmente sentirsi accettati, che siano i gruppi scout piuttosto che i collettivi studenteschi, si tratta sempre di ambienti in cui il valore fondamentale è la possibilità di esprimere il proprio potenziale personale e la ricerca dell’integrazione di questo nel contesto sociale.
Allora su che basi si costruisce una società quando nell’esperienza individuale il concetto di società richiama i concetti di alienazione ed emarginazione?
La società deve avere come obiettivo quello di permettere e favorire lo sviluppo personale di ognuno, in armonia con il mondo interiore ed il mondo esteriore.
Il mondo esteriore deve fornire il supporto materiale ed intellettuale per il pieno sviluppo fisico, intellettuale e spirituale dell’individuo con tutto il suo potenziale.

Un individuo realizzato è, a sua volta, una risorsa per il benessere della società, non un peso.
Tutti hanno bisogno di rendersi utili, di vedere valorizzate le proprie capacità, quali che siano.
Ne è la prova evidente il fatto che, due delle cause di maggior sofferenza nel proprio ambiente lavorativo, siano la noia, il non avere niente da fare, ed il non poter esprimere le proprie capacità.
Il contratto sociale tra la società e l’individuo, prevede che ognuno riceva l’indispensabile per soddisfare le proprie necessità primarie: cibo, casa, vestiti, istruzione e cure mediche.
La società in cambio deve ricevere il lavoro da parte di ognuno, un lavoro adeguato alle capacità individuali, in accordo con le nostre inclinazioni.
Il lavoro non deve essere una frustrazione, una schiavitù, ma un contributo che noi diamo al benessere collettivo.
Il benessere individuale risiede nel benessere collettivo, il benessere collettivo risiede nel benessere individuale.
Una società sana deve mantenere il contratto sociale.  Se una persona lavora ma con il suo lavoro non riesce a vivere dignitosamente, o se una persona non può lavorare perché non c’è lavoro, allora la società non è sana.
La società deve fare in modo che le persone possano lavorare, a seconda delle loro capacità e inclinazioni, e possano mantenersi con quello che percepiscono dal loro lavoro.
La società è un’entità dinamica, deve migliorare costantemente il tenore di vita delle persone.
Si misura con il PIL l’aumento o la diminuzione della ricchezza di un paese, ma se la ricchezza rimane concentrata nelle mani di una piccola parte della popolazione, la condizione dei meno abbienti non varia con il variare del PIL, perché la distribuzione della ricchezza tra la popolazione resta uguale.
Il progresso economico della società deve essere indicato e misurato, sulla base dell’aumento dello standard di vita delle persone meno abbienti: se questo aumenta, allora possiamo parlare di progresso economico nella società, altrimenti non c’è progresso economico, c’è solo uno sfruttamento maggiore.


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