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Riconoscere le lingue indigene nelle scuole indiane

Riconoscere le lingue indigene nelle scuole indiane

In una calda mattina di aprile, nei minuti successivi alla fine dell’appello e prima dell’inizio delle lezioni, l’aula è piena di energia. È una delle due aule di una scuola elementare circondata da alberi di sal all’interno del distretto di Mayurbhanj nell’Odisha, uno stato nell’angolo orientale dell’India. Circa 30 bambini, di età compresa tra i 4 e gli 8 anni circa, siedono in fila su un grande tappeto rosso sbiadito che copre l’intero perimetro della stanza.

Poco dopo, Sasmita Sing Banara, un’insegnante di educazione multilingue (MLE) riunisce alcuni studenti in cerchio e inizia a leggere ad alta voce in lingua Ho da un libro di testo di seconda elementare. “Danza quando vede le nuvole scure. Come si chiama?” chiede, indicando la foto di un pavone. “Mara”, cantano in risposta i bambini. “Sì, questa è la parola in Ho. E come si chiama a Odiya?” lei chiede. “Mayuro”, rispondono i bambini. 

L’Odisha è lo stato con la seconda popolazione indigena più alta dell’India, che ospita ben 62 comunità indigene, tra cui gli Ho. Ma i suoni delle loro lingue spesso non risuonano in questo modo nelle aule.

L’India è tra i paesi linguisticamente più diversificati al mondo, ma la sua costituzione riconosce ufficialmente solo 22 delle centinaia di lingue esistenti, e queste sono quelle insegnate o utilizzate nelle scuole. Dal 1956 il censimento dell’India esclude del tutto le lingue parlate da meno di 10.000 persone.

Ciò ha portato al fatto che almeno 400 delle 780 lingue attualmente parlate in India sono a rischio di estinzione nei prossimi 50 anni. Quelle più a rischio sono quelle utilizzate dalle comunità indigene e le conseguenze della loro perdita sono gravi, avvertono gli esperti. Queste lingue contengono la conoscenza dell’ambiente ecologico, delle attività agricole e delle relazioni sociali delle comunità, e racchiudono anche alcune delle memorie storiche più antiche. Ganesh Devy, uno studioso di letteratura che, a partire dal 2010, assieme ad un team di 3500 volontari, ha guidato un progetto chiamato People’s Linguistic Survey e ha raccolto 50 volumi accademici che documentano la diversità linguistica dell’India, afferma:

“Nelle tradizioni orali, questi ricordi continuano a passare alla generazione successiva, mantenendo intatte le comunità”. Quando si perdono le lingue, spesso si perdono anche le comunità.

Per decenni, un numero crescente di studi e raccomandazioni politiche in India hanno evidenziato che il divario linguistico nelle classi costituisce una delle principali cause di scarso apprendimento e bassa autostima per gli studenti indigeni.

Sulla carta, Odisha ha preso sul serio queste preoccupazioni. Banara era una dei circa 3.400 insegnanti di lingua nominati dopo il 2014, quando l’Odisha ha formalizzato un programma educativo multilingue basato sulla madrelingua delle comunità indigene. Attraverso una politica ufficiale, lo stato ha imposto che le lezioni nelle prime classi fossero impartite nella lingua madre dei bambini, ed è diventato il primo – e attualmente l’unico – stato in India a farlo.

Nonostante la paralizzante povertà domestica, Banara è riuscita a completare la scuola secondaria prima di sposarsi. Dice che la sua famiglia praticava un’agricoltura di sussistenza e lei non sapeva di nient’altro che potesse fare per lavorare. Ma nel 2011, quando aveva circa 21 anni, si presentò un’opportunità.

Sikshasandhan, un’organizzazione no-profit locale che lavora nel campo dell’istruzione, stava assumendo volontari provenienti dalle comunità indigene per assistere gli insegnanti delle scuole statali, che di solito non appartenevano alle comunità locali né parlavano le lingue dei bambini. L’organizzazione ha assicurato la partecipazione del governo e ha anche fornito formazione e stipendi ai volontari MLE. I funzionari distrettuali alla fine hanno sostenuto ed esteso il programma a 176 scuole.

Banara ha iniziato a lavorare come volontaria della MLE nel 2014.

All’inizio, il lavoro sembrava semplicemente un modo nobile per integrare il reddito familiare, ma con il tempo è diventato per lei fonte di profondo interesse e di gioia. Ha visto che gli studenti erano in grado di capire e andare d’accordo con lei meglio che con gli altri insegnanti, il che, a sua volta, ha portato ad un migliore apprendimento. Gli studi che hanno valutato gli sforzi di Sikshasandhan e quelli del programma statale MLE hanno rilevato un aumento delle iscrizioni degli studenti indigeni, una riduzione dei tassi di abbandono scolastico, un rendimento scolastico significativamente migliore (nelle competenze linguistiche, in matematica e negli studi ambientali), nonché una partecipazione più attiva in classe da parte degli studenti indigeni (con le classi “rumorose, vivaci, e coinvolgenti” invece che “incentrato sull’insegnante” e silenzioso) nelle scuole che hanno seguito il programma MLE rispetto a quelle che non lo hanno fatto.

 

La questione dell’attuazione

Da quando la politica è entrata in vigore nel 2014, l’Odisha ha sviluppato più di 300 libri di testo e 2.500 materiali supplementari in 21 lingue indigene. Tuttavia, i funzionari governativi confermano che non ci sono state ulteriori nomine di insegnanti MLE dopo la spinta iniziale. Il programma di istruzione multilingue è attivo solo in circa 1.500 delle circa 14.000 scuole diurne governative di livello primario che hanno almeno il 50% di studenti indigeni, il che secondo gli esperti esemplifica uno sforzo insufficiente. 

Negli ultimi anni, inoltre, l’India ha aumentato le restrizioni su come le organizzazioni no-profit possono ricevere e spendere fondi esteri, ponendo limiti alle spese amministrative, richiedendo che le donazioni estere siano ricevute solo attraverso una specifica filiale bancaria nella capitale Nuova Delhi e limitando le subconcessioni. Il lavoro di migliaia di organizzazioni no-profit grandi e piccole è stato gravemente compromesso. 

Così gli sforzi per centrare l’attenzione sulle lingue indigene degli studenti vengono ostacolati anche se la costituzione del paese le garantisce sulla carta.

In India è stata posta una continua enfasi sulle scuole residenziali come mezzo per “integrare” i bambini indigeni senza lasciare spazio alla lingua, alla cultura o ai sistemi di conoscenza indigeni.

Jema Gadsara è una studentessa di prima media del villaggio di Dillisore, iscritta in una scuola residenziale a più di 40 miglia da casa fin dalla prima elementare. Dice che il personale incoraggia attivamente gli studenti indigeni a “dimenticare la loro lingua madre” e a parlare solo in Odiya, al punto che Jema ha iniziato a fare confusione e a dimenticare alcune parole Ho. Comprensibilmente, dice che le è piaciuto di più parlare nella lingua Odiya. 

Molti genitori indigeni sentono il bisogno che i loro figli parlino e imparino la lingua dominante, l’Odiya, se vogliono assicurarsi un futuro a fronte del diffuso sfollamento e della perdita dei mezzi di sussistenza tradizionali in uno stato in cui la loro lingua non è ampiamente diffusa, rispettata o riconosciuta.

Gli studenti, in tenera età, spesso arrivano ad essere d’accordo. Nella classe di Barada, ad esempio, Damodar Purty e Manai Sing, entrambi di terza elementare, affermano di preferire Odiya a Ho, anche se in quest’ultimo parlano tra loro, perché significa poter comunicare con gli altri insegnanti non indigeni e comprendere le lezioni più rapidamente. Quindi l’insegnamento delle lingue indigene deve affrontare barriere istituzionali oltre che culturali.

  

Lezioni imparate

Negli ultimi anni c’è stata una rinnovata attenzione sulla questione. La Nuova politica educativa dell’India, pubblicata nel 2019, ha enfatizzato l’uso della lingua madre dello studente come mezzo di insegnamento almeno fino alla quinta elementare. Diversi stati indiani hanno annunciato sforzi per insegnare agli studenti indigeni nella propria lingua e alcuni hanno sviluppato libri di testo, materiali per la formazione degli insegnanti e lezioni digitali a tal fine.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il periodo 2022-2032 Decennio internazionale delle lingue indigene e ha formato una task force globale sotto la guida dell’UNESCO. Secondo Anabel Benjamin Bara, assistente professore presso la Facoltà di studi gestionali con sede a Delhi, uno dei maggiori problemi è la mancanza di insegnanti indigeni esperti e formati nell’insegnamento di tali lingue. Gli sforzi in Odisha mostrano che un primo passo potrebbe essere quello di lavorare con i volontari della comunità. 

In assenza di un ampio intervento statale, gli sforzi sparsi hanno dimostrato la continua importanza di forme alternative di istruzione per colmare le lacune. Muskaan, un’organizzazione no-profit con sede a Bhopal, gestisce una scuola sperimentale e diversi centri di apprendimento comunitario per bambini emarginati, compresi quelli provenienti da comunità indigene, che incorporano il contesto locale, le lingue e la comunità dei bambini nei loro insegnamenti. 

Allo stesso modo, l’Adharshila Learning Center nel distretto di Badwani nel Madhya Pradesh è una scuola per bambini indigeni costruita insieme alla comunità. Nei primi anni insegnano la lingua Bareli e incoraggiano la continuazione dei sistemi di conoscenza tradizionali attraverso attività come l’agricoltura.

Bara afferma anche che l’India può trarre lezioni dagli sforzi compiuti in altri paesi in cui la partecipazione della comunità ha portato a dare priorità all’uso delle lingue indigene, come ad esempio in Canada, in Norvegia, in Finlandia e in Svezia.

 

Orgoglio linguistico

La più grande lezione del programma MLE è stata che l’investimento di tempo – che richiede anche finanziamenti sostenuti – è fondamentale. Secondo Anil Pradhan, membro-segretario di Sikshasandhan e parte del comitato di elaborazione della politica MLE in Odisha, ciò richiederà diversi anni di lavoro ininterrotto da parte del governo, insieme al costante impegno degli insegnanti e della comunità per aiutare i bambini a costruire fiducia e autostima nella loro lingua a lungo termine. 

Per Goura Barda, insegnante trentenne della MLE, la sua esperienza in classe lo ha aiutato a sentire che insegnare in Ho è “una questione di orgoglio”. Ricorda vividamente la sua esperienza scolastica in cui questo non succedeva. Nei primi anni ha lottato con la lingua Odiya e di conseguenza non ha ottenuto buoni risultati accademici. Non c’era nessuno a cui rivolgersi per chiedere aiuto. “Eravamo da 10 a 15 di noi provenienti da questa zona nella nostra classe, ma solo due di noi sono riusciti ad arrivare al college. Se un programma come questo fosse esistito ai miei tempi, forse avrei non avrei fatto così fatica”. Questa, dice, è la speranza con cui insegna ai suoi studenti.

 

Traduzione a cura di Raffaella Simonetti

Tratto da https://www.yesmagazine.org/social-justice/2023/10/23/india-schools-indigenous-languages-education by Sarita Santoshini


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