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Come Mondragon è diventata la più grande cooperativa del mondo

Come Mondragon è diventata la più grande cooperativa del mondo

In Spagna, un conglomerato di dimensioni industriali di proprietà dei lavoratori suggerisce un futuro alternativo per il capitalismo.

Cooperativa di cooperative: partecipazione e collaborazione 

La Mondragon Corporation, è un’associazione volontaria di novantacinque cooperative autonome che si differenzia radicalmente da un’azienda convenzionale. Il dirigente più pagato di ogni cooperativa guadagna al massimo sei volte lo stipendio del dipendente meno pagato. Non ci sono azionisti esterni; al contrario, dopo un contratto temporaneo, i nuovi lavoratori che si sono dimostrati validi possono diventare soci delle loro cooperative. Un amministratore delegato agisce all’interno di ogni cooperativa, ma i soci stessi votano su molte decisioni vitali riguardanti la strategia, i salari e la politica e i voti di tutti i soci, che siano dirigenti o operai, contano allo stesso modo. Quando le singole cooperative vanno bene, i loro soci partecipano ai profitti. Quando i tempi sono duri, le cooperative si sostengono a vicenda, condividendo i fondi e ridistribuendo i lavoratori tra loro per preservare i posti di lavoro. Durante la pandemia, i lavoratori di molte cooperative di Mondragon hanno votato per ridurre temporaneamente i propri stipendi o le ore di lavoro fino a quando i mercati non si fossero ripresi; i proprietari, devono votare per licenziarsi l’un l’altro e questo può avvenire solo in casi di cattiva condotta molto gravi.
Diversi tipi di imprese possono funzionare come cooperative 

Le cooperative di proprietà dei lavoratori sono spesso considerate idealiste e inefficienti, ma Mondragon non lo è. La sua rete di cooperative impiega circa ottantamila persone e il 76% di coloro che lavorano nelle cooperative di produzione sono proprietari. Una di esse produce biciclette su scala industriale; altre realizzano ascensori o producono enormi macchine industriali utilizzate nella produzione di motori a reazione, razzi e turbine eoliche. Le imprese di Mondragon includono scuole, una grande catena di alimentari, una società di catering, quattordici centri di ricerca e sviluppo tecnologico e una società di consulenza simile a McKinsey. Nel 2021 la rete ha registrato un fatturato di oltre undici miliardi di euro. Il collettivo applica cinquecentocinque tipi di brevetti e impiega circa duemilaquattrocento ricercatori a tempo pieno. Possiede inoltre filiali in paesi come Cina, Germania e Messico e compete efficacemente sui mercati internazionali, aggiudicandosi contratti da aziende come General Electric e Blue Origin.

Mondragòn: una cooperativa nata per superare gli ostacoli 

Il fondatore delle cooperative di Mondragòn, José María Arizmendiarrieta, reduce di guerra, divenne sacerdote di Mondragón, nel 1941, a venticinque anni. Qui scoprì che l’economia della zona era profondamente impoverita, con una classe media praticamente inesistente e che la società era stata frantumata dalla guerra civile. Mobilitò i cittadini per avviare iniziative civiche e culturali, poi, nel 1943, creò una scuola tecnica; gli studenti che lavoravano in fabbrica al mattino, frequentavano le lezioni nel pomeriggio. Alla fine, selezionò un gruppo di lavoratori promettenti che, la sera, iniziarono a conseguire lauree a distanza in ingegneria. Nel 1956 cinque membri che avevano conseguito la laurea lasciarono il lavoro in fabbrica per lanciare una società cooperativa che produceva stufe a cherosene. Altre cooperative industriali iniziarono a sorgere in tutta la valle, attingendo lavoratori dalla scuola tecnica e collaborando tra loro per condividere le competenze. Così nacque l’esperimento Mondragon.

La crescita delle cooperative seguiva uno schema: quando un ostacolo si presentava ai lavoratori locali, una nuova cooperativa veniva creata per superarlo. Quando, nel 1958, il Ministero del Lavoro spagnolo escluse i nuovi lavoratori-proprietari dal sistema di previdenza sociale nazionale, sostenendo che non avevano diritto ai benefici dei lavoratori perché anche proprietari, Arizmendiarrieta creò un sistema pensionistico e sanitario interno, organizzato a sua volta come cooperativa; esiste ancora oggi e fornisce ai lavoratori-proprietari di Mondragon congedi per malattia, congedi parentali, una generosa pensione, indennità di disoccupazione e assicurazione medica. Per soddisfare la necessità di finanziamenti accessibili, organizzò anche una banca cooperativa.

Soraluce, una cooperativa di Mondragon 

Soraluce dà lavoro a duecentosessantacinque persone che progettano e producono grandi macchine per la fresatura e l’alesatura, utilizzate per contribuire alla produzione di turbine eoliche, motori per imbarcazioni e componenti per aeroplani e astronavi.

A detta di Fred Freundlich, professore di organizzazione e impresa cooperativa presso l’Università di Mondragon – una cooperativa discendente della scuola tecnica originaria – i visitatori sono spesso sorpresi dalla quantità di informazioni che le cooperative condividono internamente. I lavoratori-proprietari, acquistano le loro cooperative effettuando pagamenti una tantum di circa sedicimila euro. I fondi ricavati dagli acquisti vengono depositati in conti individuali che possono fruttare interessi fino al 7,5% all’anno. Se una cooperativa fallisce – evento raro – i fondi scompaiono, ma negli anni migliori una parte dei suoi dividendi viene aggiunta al saldo. A Soraluce i proprietari-lavoratori tipici hanno circa un quarto di milione di euro nei loro conti quando vanno in pensione, spesso all’età di sessantadue anni.

L’assemblea generale di una cooperativa, composta da tutti i suoi membri, elegge un consiglio direttivo, che poi nomina un amministratore delegato. Il sistema è vulnerabile alle abitudini dei suoi elettori: sebbene il 42% dei proprietari di Mondragon sia di sesso femminile, solo il 29% dei membri del consiglio direttivo sono donne. L’amministratore delegato, lavora per i soci di Soraluce e non il contrario. È come se l’amministratore delegato della JPMorgan Chase, fosse stato scelto da un comitato eletto da un ampio campione di dipendenti della banca: centralinisti, cassieri, addetti alle pulizie, analisti di investimento. Se la JPMorgan adottasse il rapporto retributivo di sei a uno di Mondragon, il compenso del suo amministratore delegato sarebbe meno di un milione di dollari invece degli oltre ottantaquattro milioni che ha guadagnato nel 2021 e le sue decisioni sarebbero soggette all’approvazione dei lavoratori.

Numerosi studi accademici hanno rilevato che le cooperative con governance e proprietà dei lavoratori sono altrettanto se non più redditizie delle imprese ordinarie. I ricercatori notano che nelle cooperative gli incentivi sono meglio allineati: le persone beneficiano direttamente del successo della loro cooperativa e quindi si impegnano di più. Inoltre, la governance democratica dà ai lavoratori la possibilità di suggerire miglioramenti e aumenta la loro soddisfazione. Certamente, molte persone sembrano rimanere a Mondragon perché si divertono a lavorare lì.

Il modello ha anche dei limiti. 

I lavoratori di Mondragon all’estero, che non sono proprietari, esternalizzano in località a basso costo, gestendo centotrentadue impianti di produzione in trentadue Paesi. Sono un sacrificio al drago del capitalismo. Noam Chomsky ha espresso molti commenti di ammirazione su Mondragon, ma ha anche sostenuto che le cooperative “sfruttano ancora i lavoratori in Sud America, anche se, in un sistema in cui le imprese devono fare profitti per sopravvivere, c’è poca scelta”. Inoltre spesso negli altri paesi mancano leggi favorevoli alle cooperative e c’è poco interesse da parte dei lavoratori stranieri.

Molte persone dicono che lo spirito originario del cooperazionismo stia diminuendo e il graduale allargamento del rapporto di retribuzione tra i massimi dirigenti di Mondragon e i lavoratori meno pagati ne è un segno: in origine era di tre a uno, nel 1972 è diventato di quattro e mezzo a uno e dalla fine degli anni Ottanta è di sei a uno.

Le cooperative nascono da persone cooperative 

Ma per gli esterni il collettivo rimane comunque un’altra dimensione. Iñigo Ucín, il presidente di Mondragon, dice che i visitatori americani e cinesi spesso confondono il suo modello con una forma di comunismo e faticano a capire perché uno dovrebbe avviare una cooperativa se non gode di speciali vantaggi fiscali. Lo shock culturale è reciproco. Ucín non riesce a credere a quanto i dirigenti americani ben pagati siano disposti a ridurre i salari dei loro dipendenti, relativamente sottopagati. Gli attuali accordi economici americani, ha commentato, sono completamente insostenibili. “È incredibile quanti poveri ci siano negli Stati Uniti”, ha detto, “ma non sarebbe facile per il modello Mondragon avere successo in un Paese come l’America. Non si possono avere cooperative senza persone cooperative. Dobbiamo mantenere qualcosa di diverso dentro di noi, qualcosa di più giusto, di più umano, se vogliamo che questo modello di business continui”.

Un modello per il futuro? 

La rete di cooperative di Mondragon, molte delle quali raggruppate lungo il fiume Deba in Spagna, è riuscita a sopravvivere a quasi settant’anni di distruzione creativa del capitalismo. La sua persistenza suggerisce che esistono modi più equi e sostenibili di fare impresa. Ma se una versione del suo modello possa essere replicata al di fuori di una splendida regione della Spagna settentrionale è una questione aperta, dibattuta all’interno di Mondragon e non solo. Il collettivo ha una storia unica e la sua compattezza alimenta un raro ciclo di feedback in cui i valori cooperativi plasmano le istituzioni, che poi rafforzano gli stessi valori, espandendosi a spirale fino a definire un intero stile di vita. Mondragon è un esperimento stimolante e riuscito. Si ripeterà mai?

 

Tratto da:

How Mondragon Became the World’s Largest Co-Op

di Nick Romeo


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