Economia
Equilibrata

Un sistema completo in grado di rispondere in modo efficace e razionale ai bisogni del pianeta e di tutti i suoi abitanti.

Ricerca

Contatti

Via Poit, 8
Salorno (BZ)
info@economiaequilibrata.it
00 (123) 456 78 90

Seguici

Come gli agricoltori indiani si sono mobilitati con successo contro le leggi agricole di Modi

Come gli agricoltori indiani si sono mobilitati con successo contro le leggi agricole di Modi

Centinaia di migliaia di agricoltori indiani hanno speso un anno protestando incessantemente contro la spinta del governo Modi a corporativizzare l’agricoltura indiana.
La loro lotta offre un modello per i movimenti sociali di tutto il mondo.

Il governo del primo ministro indiano Narendra Modi ha formalmente avviato la procedura per abrogare tre leggi sull’agricoltura, adottate il 27 settembre 2020.

Un economista di Capital Economics, Shilan Shah, riferendosi al partito di governo Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi, ha affermato che ha “perso la voglia di attuare misure che potrebbero incontrare una dura opposizione popolare”, aggiungendo che eventuali progressi saranno realizzati nell’attuazione di riforme meno controverse.

Modi aveva dichiarato che l’India avrebbe revocato le tre leggi sull’agricoltura con quella che South China Morning Post ha definito la sua “più grande inversione di marcia su una politica” da quando ha assunto l’incarico di premier nel 2014.

Le tre leggi del 27 settembre 2020 avrebbero allentato le regole sulle vendite, i prezzi e la conservazione dei raccolti agricoli degli agricoltori, consentendo loro di vendere i propri prodotti privatamente e quindi direttamente, ovunque e a chiunque, non limitando i propri affari ai soli ingrossi regolati dal governo. Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre leggi sull’agricoltura avrebbero consentito alle grandi aziende private di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli, in quanto molti agricoltori hanno piccole proprietà e avrebbero avuto difficoltà a negoziare prezzi equi con grandi aziende alimentari e supermercati.
Oltre a ciò, tali misure avrebbero potuto provocare un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando, così, perdite ai coltivatori.
Per l’esecutivo di Modi, invece, le nuove leggi sarebbero state necessarie per riformare il settore agricolo indiano, ormai antiquato, e avrebbero potuto consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

In risposta alle leggi, era nato, il 27 novembre 2020, da parte degli agricoltori un  movimento di protesta, tutt’ora attivo.

Le proteste hanno interessato varie zone dell’India, come Punjab, Haryana, Uttar Pradesh e la capitale Nuova Delhi e non si sono mai interrotte. I numerosi round di negoziati tra governo e rappresentanti degli agricoltori organizzati da allora non sono mai riusciti a risolvere lo stallo tra le parti, in quanto entrambe sono sempre rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni. Gli agricoltori chiedevano la revoca totale delle tre leggi, mentre il governo voleva proseguire con l’attuazione senza voler cedere, in attesa che il movimento di protesta si indebolisse per poi esaurirsi.

Prima del 19 novembre, Modi aveva affermato di voler procedere con l’attuazione delle leggi tuttavia, in vista delle elezioni legislative per le assemblee in Punjab e nello Uttar Pradesh, previste per il 2022, ha cambiato posizione. Ciò nonostante, gli agricoltori stanno portando avanti le proteste continuando ad avanzare il resto delle loro richieste.
In particolare, vogliono che il governo adotti una legge per la garanzia del prezzo minimo di sostegno, e il risarcimento alle famiglie dei contadini morti (più di 700) durante le proteste. AI momento, il governo ha fissato tariffe minime per circa venti generi di raccolti e acquista principalmente riso e grano, a prezzi predeterminati, per i suoi programmi di welfare.

In India, l’agricoltura è un settore centrale del quale vive oltre la metà della popolazione, oltre 1,3 miliardi di persone, e genera 1/3 del PIL nazionale, ovvero il 15% dei circa 2,9 trilioni di dollari totali.
Oltre l’85% degli agricoltori indiani avrebbero meno di due ettari di terreno a testa e meno di uno ogni cento avrebbe invece oltre 10 ettari.

 

Tratto da: 

How India’s Farmers Launched a Movement Against Modi’s Farm Bills—and Won


0 0 voti
Valutazione Articolo
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti

Condividi questo Articolo