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Barbie e il problema del potere aziendale

Barbie e il problema del potere aziendale

Mentre il film “Barbie” batte i record di incassi, è un buon momento per riflettere sul ruolo delle multinazionali nell’industria dei giocattoli e dell’intrattenimento. Sia che si ritenga che la bambola Barbie crei aspettative irrealistiche per le bambine, sia che la si veda come un messaggio di proto-femminismo del tipo “posso fare tutto”, ci sono altri fattori in gioco. Prima di tutto, la Mattel, la casa madre della bambola, come chiarisce questo articolo, ha un passato molto tormentato per quanto riguarda la produzione dei suoi prodotti: sfruttamento della manodopera, spostamento continuo delle fabbriche in paesi con salari più bassi, accumulo di violazioni della salute e della sicurezza. In secondo luogo, mentre gli studi cinematografici cercano di tagliare i costi e di pagare scrittori e attori ancora meno, i produttori di film ad alto budget come questo, alle prese con la rappresentazione dell’industria dell’intrattenimento e dei suoi sforzi per creare un marchio trasversale con giocattoli, fumetti, eccetera, farebbero bene a cercare di pagare ai propri lavoratori salari dignitosi. Come sottolinea questa recensione, non si può biasimare la regista di “Barbie”: almeno riconosce la complessità del gioco e si prende gioco delle aziende. Ma il potere aziendale dimostra ancora una volta di essere molto più interessato ai profitti che alla responsabilità sociale.

Tratto da: https://prout.info/blog/2023/08/11/barbie-and-the-problem-of-corporate-power/

Traduzione a cura di Loredana Burdese


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