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Agire Localmente, Pensare Globalmente

Agire Localmente, Pensare Globalmente

Quando ci avviciniamo a un problema sociale complesso, le cui soluzioni dipendono da profonde trasformazioni nel nostro modo di pensare e di agire, può sembrare utopistico immaginare un mondo senza di esso. Immaginare un mondo senza povertà, senza fame, senza sfruttamento. Forse non ci sentiamo in grado di affrontare il problema o forse pensiamo che il problema sia parte integrante di questa realtà, ma questo tipo di pensiero ci mette in uno stato di passività, in cui non possiamo fare niente.

Per quanto riguarda la povertà estrema, cioè chi vive con meno di 1,90 dollari al giorno, la pandemia di COVID-19 potrebbe portare a un aumento da 88 a 115 milioni le persone che vivono in queste condizioni. Il sentimento più comune di fronte a queste statistiche è l’impotenza. Non facciamo parte della tavola rotonda degli sforzi globali coordinati, non abbiamo posizioni politiche, andiamo a votare scegliendo da una lista di candidati come un vegetariano sceglie da un menù di piatti a base di carne: il minore dei mali o l’astensione dal voto.

Per essere parte di un cambiamento effettivo un modo c’è: un sistema in cui le soluzioni locali sono soluzioni globali. Partire dal semplice, da ciò che ogni individuo è in grado di comprendere come la migliore forma di economia, di società, di consumo, di scambio, di esistenza, ed espandere gradualmente questo sistema. Questo sarebbe un processo di dis-alienazione, di riappropriazione in cui pensare localmente sarà allora agire globalmente.

Prout, la Teoria dell’Utilizzo Progressivo, elaborata da P.R. Sarkar nel 1959, anticipa una visione che parte dall’azione locale, per espanderla in un raggio sempre più ampio, fino ad arrivare ad un governo globale, senza frontiere, impegnato nel benessere di tutti gli esseri, attraverso un modello di economia decentralizzata. Seguendo il concetto di sintropia si agisce come la natura stessa, guadagnando energia di tappa in tappa a livelli sufficienti per procedere verso sistemi più complessi. È uno sforzo sostenuto da diversi processi semplici, che rendono possibili livelli sempre più alti di organizzazione.

Il progresso sociale si muove in modo simile, in accordo con la realtà locale, in modo che possa essere sostenuto nel tempo e migliorato dalla popolazione attivamente impegnata in questo progresso. Ciò implica l’uso di una serie di risorse fisiche, di ordine sociale e culturale, in modo progressivo, cioè dando la priorità al benessere degli esseri umani e all’equilibrio del pianeta. Questa forma di trasformazione, energica ma coordinata, Prabhat Ranjan Sarkar la chiama la rivoluzione nucleare.

La teoria che sta alla base del pensiero del Prout, il neo-umanesimo, ci insegna a comprendere l’interdipendenza tra tutti gli esseri, l’unità fondamentale che si manifesta attraverso la diversità, il valore non solo utilitaristico ma anche esistenziale di ogni essere, la capacità, la responsabilità e il potenziale che gli esseri umani hanno per contribuire allo sviluppo della vita intorno a loro, e a manifestare amore per tutto ciò che è vivo e assicura la vita. L’impegno a far sì che tutti gli esseri si sviluppino pienamente e arrivino alla felicità e alla realizzazione, è un impegno collettivo.

Per pensare alle azioni e alle politiche sociali di questo tipo, è necessario indagare le potenzialità presenti. “Le persone infelici non proiettano nulla di nuovo. E anche se la felicità è un sentimento individuale, può essere prodotta collettivamente”, ha detto il rappresentante del Bhutan, Karma Dasho Ura, in un dibattito a Rio+20

La spiritualità, o il pieno sviluppo della nostra potenzialità umana, non parte da nessuna fuga dalla realtà, ma da un’immersione profonda in questa umanità e in tutto ciò che costituisce la vita.  Nessuno è inadatto a fare questo tuffo, al contrario, ognuno è il più adatto a trasformare la sua realtà.

 

Tratto da: 

AGIR LOCALMENTE PENSAR GLOBALMENTE

By Lísia Castro


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